Intervista a Giancarlo Gori!

Intervista a Giancarlo Gori!

Italia, Toscana, Firenze.
Sono gli anni ’60, gli anni belli dell’Italia, gli anni della spensieratezza giovanile.
Firenze era ancora una piccola città, stava arrivando il progresso, trasportato dal quel tratto d’asfalto che correva lungo la città e si chiamava Autostrada del Sole.
I giovani volevano divertirsi…d’estate andare al mare a Forte dei Marmi e d’inverno fare pallate di neve sull’Abetone. Per chi non aveva ancora la patente, ma poteva permettersi uno scooter, anche se un po’ malconcio, la voglia di libertà era tanta. La libertà, a quei tempi era anche divertirsi sfidandosi tra un semaforo ed un altro a chi arrivava per primo. La goliardia che contraddistingue noi toscani è famosa.

Gori / Ancillotti era come dire Guelfi e Ghibellini.

Giancarlo Gori del Lungarno Cellini, Ancillotti di San Frediano: la bella Firenze contro la Firenze operaia.

Ho voluto intervistare i due personaggi, Giancarlo Gori ed Alberto Ancillotti, in modo che ci raccontassero con le loro parole cosa succedeva a Firenze in quegli anni.

Prima intervista a Giancarlo Gori

D. Come mai ti è venuta l’idea di iniziare ad elaborare Lambrette?

Gori – Ti parlo del ’56, avevo 17 anni. Il primo approccio sulla motoristica e sull’aerodinamica è stato con gli aeromodelli con il G.A.F. (Gruppo Aeromodellisti Firenze), insieme ai vari trattati di motoristica 2T, che riuscivo a reperire in giro. Non mi piaceva tanto andare a scuola e studiare cose che reputavo poco interessanti. In quegli anni avevo più la voglia di andare forte elaborando uno scooter o una moto e scelsi la Lambretta, che, a parere mio, era più stabile e maneggevole rispetto agli altri scooter sul mercato italiano dell’epoca.

D. Avevi un’officina?

Gori – Nel 1958 aprii la mia prima officina con mio padre Vasco, in Lungarno Cellini sotto a Piazzale Michelangelo a Firenze. Come detto, la passione per la velocità era tanta, a mio padre piaceva più fare il tradizionale meccanico di moto e scooter mentre io, spinto anche dalla giovane età e dalla “strulleria”, mi volevo spingere un po’ oltre. Capitava, quindi, che qualche cliente iniziasse a chiedere qualcosa di più rispetto alle prestazioni di un motore standard.

D. Chi ti ha fatto scuola sulle elaborazioni?

Gori – Ho fatto tutto da solo. A quei tempi, l’elaborazione era una cosa pressoché rivoluzionaria, così come il motore due tempi. Leggevo molti trattati di motoristica, poi provando, sbagliando e riprovando andavo avanti e mi miglioravo. Mio padre Vasco non voleva che perdessi tempo con queste cose, dovevo fare tutto alla zitta di notte, quando lui dormiva io limavo e lucidavo a specchio lo scarico e l’aspirazione.

D. Eri specializzato solo in Lambrette?

Gori – Era lo scooter del momento, io ero e sono tutt’ora Lambrettista (la mia prima Lambretta è stata un Tv 175 prima serie). Ero specializzato solo in Lambrette

D. Chi erano i tuoi clienti?

Gori – Come detto, l’officina era in Lungarno Benvenuto Cellini, uno dei posti più belli di Firenze. I clienti erano, soprattutto, clienti che transitavano dalla concessionaria Innocenti Zaniratti, diventando poi amici, prima ancora che clienti affezionati. La mia officina era quasi come il Bar Sport.

D. Qual era lo spirito che traspariva in quei tempi?

Gori – Ero l’uomo delle “truccature”, vendevo come sub agente per Zaniratti le Lambrette originali che poi passavano da me e venivano elaborate, certe volte senza nemmeno aver mai acceso il motore originale. Lo spirito per i giovani del tempo era proprio la ricerca di andare più in là, ci si spingeva oltre limiti che, fino ad allora, non erano nemmeno immaginabili.

D. Avevi un venditore o concessionario?

Gori – No, i clienti venivano direttamente da noi e l’elaborazione veniva fatta sotto loro specifiche.

D. Vendevi dei kit per elaborazione Lambretta?

Gori – Non vendevo kit, i clienti venivano da me, lasciavano la Lambretta e dopo qualche giorno venivano a riprendersela. Potevano comprarla anche già elaborata a km zero, perché io prendendole direttamente dalla concessionaria Zaniratti, potevo poi modificarle e venderle direttamente in officina.
D. I pezzi che utilizzavi per le elaborazioni dove li reperivi?

Gori – Era tutto materiale originale Innocenti. Per esempio, prendevo i cilindri 175cc e li facevo portare a 200cc dal mio rettificatore, usando poi un pistone Asso. Le marmitte me le facevo da solo, modificando le originali, mentre di carburatori, prendevo i Dell’orto SS 30mm della MotoGuzzi, che facevo modificare su mie specifiche da Malossi che, all’epoca, era concessionario Dell’orto.

D. Facevate tutto da soli in officina?

Gori – Facevo praticamente tutto io. Considera che tiravo fuori tre “truccature” al giorno e prendevo 60.000 Lire a truccatura, quando un operaio medio, al mese, prendeva 50.000 Lire. Mio padre, di lì a poco, iniziò a darmi una mano e a lasciare da parte la mansione di meccanico tradizionale…

D. Che macchinari usavi?

Gori – La preparazione era a mano, prima con la lima e, negli anni successivi, con il fresino. L’unica cosa che facevo fuori erano le rettifiche. Per il resto avevo tornio, fresa e attrezzi direttamente in officina.

Entriamo davvero nella questione..

D. Quanto era forte la rivalità Giancarlo Gori / FratelliAncillotti in quegli anni?

Gori – Quasi da fare a pugni, soprattutto tra “personaggi”! Scherzi a parte, era un sana rivalità, mai andata oltre alla pura voglia di velocità, ma si sa, noi toscani siamo fatti male…
I clienti, ovviamente, alimentavano la faccenda, sfidandosi ogni qualvolta trovassero un tratto di strada rettilinea. In genere, il luogo prediletto era da Ponte San Niccolò a Ponte alle Grazie, si faceva il classico “sparo”, per vedere chi arrivava primo al semaforo.

D. Come facevate a correre e sfidarvi?

Gori –Sia l’officina mia che quella dei F.lli Ancillotti erano sempre piene di appassionati che passavano anche a fare solamente due chiacchiere, specie nell’ora di chiusura. Erano i primi anni che fu costruita l’autostrada del sole A1: il terreno perfetto per le nostre sfide non molto legali…
Ci si ritrovava la domenica mattina, si andava da Peretola fino a Firenze nord e si partiva, due Lambrette testa a testa, quello era il terreno prediletto. Mi ricordo però, un anno a Forte dei Marmi ci fu una sfida, da semaforo a semaforo, tra una Lambretta, preparata con una mia elaborazione, guidata da un nostro cliente ed una Ferrari, a chi arrivava prima. Vinse la Lambretta, il proprietario volle ripetere più volte, ma, incredulo, dovette lasciar perdere, anche perché fuse la frizione al bolide di Maranello.

D. L’idea di fare un record quando ti è venuta?

Gori –  Volevo dimostrare che una Lambretta truccata da me, Giancarlo Gori, poteva mantenere una velocità sostenuta sul chilometro da fermo, tant’è che io a Monza mi presentai con un 175 TV 3 serie, che usavo quotidianamente in giro per la città. La Lambretta, oltre ad aver rivisto il blocco motore, portandolo a 200cc, SS30 ecc..,aveva solamente una carenatura montata davanti, per migliorare l’aerodinamica. Inizialmente, per le prime prove, venne costruita una carena addirittura con fogli di giornale e Vinavil. Dopo varie prove ed accorgimenti, ne facemmo una in vetroresina, come si usava a quei tempi.
Il pilota era il grande Maurizio Provvedi, che riuscì ad arrivare a 165 km/h. Feci una prova anche io ed una Aldo Tosini. Uno dei miei primi clienti, di nome Capolino, fece tutto il giro della pista di Monza, facendo la prova di velocità media sul circuito, che si attestò sui 122 km/h. Si sta parlando del 1965.

Firenze 4 Novembre 1966, un avvenimento importante

D. Cambiò qualcosa dopo l’alluvione?

Gori – A me cambiò molto, se non tutto. Smisi di elaborare e vendere Lambrette, per passare alla Vespa. La Piaggio mi contattò per sapere se ero interessato ad aprire una concessionaria nella nuova zona di Firenze, che si chiamava Novoli. Io ero un amante della Lambretta, ma lo scooter Vespa aveva più mercato e le richieste giovanili erano più per lo scooter di Pontedera, che per quello di Lambrate e, quindi, accettai la proposta nel luglio 1966. Il “pallino” per la velocità era sempre nella mia mente e, quindi, iniziai a fare le prime cassette di elaborazione per Vespa. Parlo di anni in cui gli attuali marchi, presenti oggi sul mercato nazionale, non si erano ancora affacciati al settore elaborazione scooter.

D. Dopo la Lambretta e la Vespa che hai fatto?

Gori – Venne fuori la moda del fuori strada. I giovanotti non volevano più lo scooter, ma volevano divertirsi nei campi e nei boschi. Capii che, se avessi seguitato con gli scooter, avrei chiuso di lì a poco. Nacque la Moto Gori, feci moto da enduro fino ai primi anni ’80.

Parliamo di attualità
D. Come mai il marchio di Giancarlo Gori è conosciuto molto all’estero?

Gori – E’ una cosa che mi riempie di orgoglio sapere che, oltre i confini italiani, ci sono appassionati che conoscono e apprezzano il mio marchio. Sinceramente, non so il perché, ma posso dire che, ancora oggi, incontro gente che mi stringe la mano e si complimenta con me.
D. Cosa fai attualmente?

Gori – Non riuscendo a stare fermo, mi sono rimesso in moto con il mondo scooter. Faccio dei kit di trasformazione per Lambretta praticamente come si faceva una volta, cilindri, marmitte e selle, nello specifico. Sto studiando qualcosa anche per la Vespa.
D. Il futuro qual è?

Gori – Non ho grandi novità, se non una marmitta per Lambretta su mie specifiche fatta fare da Arrow Giannelli, che sarà pronta per il lancio sul mercato verso marzo/aprile 2018.


D. Cosa ti senti di dire ai nuovi appassionati?

Gori – Vorrei che i giovani d’oggi tenessero viva la passione scooter, così come noi la avevamo negli anni ’60. Io, personalmente, non sono molto d’accordo sull’estremizzare il mezzo, sia a livello di meccanica che di estetica. Anzi, direi di mantenere lo scooter, ma non di trasformarlo troppo in modo che rimanga una traccia del passato anche alle future generazioni. E poi, ovviamente, di avere la stessa curiosità e voglia di fare le cose che c’era negli anni d’oro della storia motoristica, sia a Firenze che in tutto il resto d’ Italia.

Cliccate QUI per il sito ufficiale di Giancarlo!

Un Ringraziamento a Giancarlo Gori per il tempo Dedicatoci e a Michele Landi per l’intervista!!!

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    Da quasi 20 anni "on the Road" tra Vespe & Lambrette. Una passione Infinita fatta di Km, mani sporche di grasso e goliardia; il tutto a ritmo di Northern Soul, Ska, Britpop & Punk! Fondatore dell' Anonima Scooterboys, ex Membro dei Green Onions SC.

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