Maiali Inquinanti – Società a scopo di feste
Bene. Poche cose mi affascinano come le storie di tempi che non ho mai, purtroppo, potuto vivere per motivi anagrafici. Scooteristicamente parlando ci sono un paio di periodi per i quali donerei volentieri un buon numero di falangi, non abbastanza da togliermi la possibilità di guidare una delle mie Lambre, ovviamente, pur di averli vissuti!.
Se il primo riguarda la Golden Era del neonato movimento Scooterboys nel Regno Unito, il secondo è l’Italia delle sottoculture legate al nostro culto del ferro tra la fine degli anni 80 e gli anni ’90. All’inizio del nuovo millennio ho cominciato a muovere anche io i primi passi ma, come nel film “Midnight in Paris”, ciò che non è stato vissuto forse viene ritenuto migliore o mitico. Ai posteri l’ardua sentenza…
Quando al Distretto Ruote Piccole al Motor Bike Expo di Verona un paio di anni fà, Mamo e Pino mi avevano raccontato della possibile uscita di un Libro? Diario? che racchiudesse le imprese dei Maiali Inquinanti, storico Club, anzi è riduttivo così definirlo, COLLETTIVO (forse si addice maggiormente) nato nel triangolo tra Vicenza, Padova e Verona, tra sottoculture tutte devote alla musica, al “Trojajo” nell’accezione più goliardica del termine e ovviamente agli scooteracci che tanto amiamo, la mia spasmodica attesa era già a livelli di tutto rispetto.
Ora, a distanza di un paio di anni e per il loro 40° anniversario, è finalmente uscito Maiali Inquinanti – Società a scopo di feste. Per i soliti 3000 ingarbugliamenti della vita non ho potuto essere presente alla, mi immagino sobria, festa di presentazione, ma il magico Mamo mi ha fatto recapitare una copia meravigliosamente arricchita da dediche suine che rimarrà per sempre nella mia biblioteca dello Scooterista. Siamo a livelli NERD per certe cose!
L’approccio promozionale è stato orgogliosamente vecchia maniera, pur potendo contare su una pagina Instagram e FB riccamente popolate di contenuti extra fatti di video e foto di repertorio da far venire l’acquolina in bocca come una bella Birrona gelata giusto giusto arrivati ad un raduno dopo 330 km di polverone masticato e denti pieni di moscini, magari ci metto anche una foratura on the road e riparazione di culo sotto uno stellone Agostano. Toh.
Perchè vecchia maniera? Perchè di fatto Maiali Inquinanti – Società a scopo di feste non è acquistabile su nessun sito con un semplice click. Non c’è Amazon che tenga. Scrivi a qualcuno di loro che conosci e, forse, con un dovuto passaparola, puoi sperare di trovare un buon samaritano che ti spedisce una copia, altrimenti ciccia. Devi aspettare qualche raduno o qualche “Festina” targata Maiali alla quale partecipare. Buona scusa per fare bagordi. Senza Dubbio.
Già questo basterebbe per farvi capire l’etica del Club, forse sconosciuto ai più, ma tornato in auge dopo gli inconvenienti di divenire grandi. Vedi Famiglia, Figli, Lavoro e gioie e dolori ed essi correlati. Mai spariti, mai sciolti.
Ovvia, ho riscritto Club… Troppo riduttivo. Le pagine di questo Libro? Diario? Boh, non ho idea di quante siano. Me le sono bevute in queste serate post MBE 26. Sdraiato al calduccio nel mio lettino.
Scritte a più mani, come richiesto da ricordi sbiaditi nel tempo dilatato delle nottate balorde. Ricordi che vengono dalla Provincia Meccanica. Che parlano di Noi alla fine.
Situazioni alternative, ai margini, Do it Yourself. Dove viene racchiusa tutta l’ingenuità, o meglio, la sapienza dei 20 anni. Dove non sai cosa cazzo fare ma qualcosa devi pur inventarti per sopravvivere al poco o niente della vita comune. Perchè non ti senti comune e allora quella idea del cazzo, scopri che così del cazzo non era e la rivedi 20/30/40 anni dopo ed era grandiosa.
Può essere aprire un locale differente, estraneo alla massa, che a momenti non hanno manco a Londra o Berlino. Imbracciare una chitarra e dire “ora facciamo una band”. Avere una squadra di calcio con tanto di ultras al seguito. Fondare un’etichetta (solo etichetta?) come la MIP (Maiali Inquinanti Production), adesso sarebbe una cosa mitica. Prima era “Strana”. Non come la normalità di avere i genitori incazzati per l’università e il paio di annetti fuori corso, ma alla fine la scuola vera te la sei fatta on the road con gli amici Skinhead, Mod o Baiosi. Che alla fine ti hanno insegnato più del pezzo di carta incorniciato sopra il caminetto. Sempre in sella alla Vespa PX, il Tenerè o alla Lambretta con gli specchietti, la striscia d’asfalto che scorre sotto le ruote verso Rimini o il Lago di Garda. Con i vestiti che erano usati, non Vintage, ma con uno stile inarrivabile studiato a mena dito sulle copertine dei dischi dei Jam. Possono essere gli allnighter Northern Soul quando nelle grandi città a malapena sanno cosa sono. O le risse con quelli della via o della piazza più in là. Oppure le immense compagnie, gli house party. Quadrophenia e Animal House come spiriti guida di una vita che sapresti sarebbe stata incompresa ai più, orgogliosamente. O il ricordo degli amici, ahimè, andati via dalla festa troppo presto.
E allora mi rivedo. Chiudo gli occhi e mi immagino che ci sono pure io in quelle foto fatte con le usa e getta della Kodak prese al tabaccaio prima della serata o nei video fatti con la videocamera rubata a casa, sullo sfondo, nel dancefloor o appoggiato là in fondo al bancone del bar con Mamo, Pino, Renato e tutti gli altri Maiali che ho incontrato durante la mia strada.
Qui vi lascio il link alla pagina dei Maiali. Provate a chiedere, magari qualcuno vi risponde e vi tiene una copia da prendere alla prossima “festina”. Ne vale la pena. Ve lo assicuro!
Born Free. Ride free.

