Scooter Run Offroad 2026

Scooter Run Offroad 2026

Il progetto Lambrenduro nasce da una passione che non si è mai spenta: quella per lo sterrato e per i rally raid, quelli veri, in stile Dakar. La Dakar di una volta, quella degli avventurieri con qualsiasi mezzo, quella delle prime edizioni africane. Nasce dal desiderio di lasciare l’asfalto e tornare nei boschi. Luoghi che avevo già imparato ad amare in passato, a piedi, in moto e in MTB.

Domenica scorsa, a Usigliano, in provincia di Pisa, ho ritrovato proprio quell’essenza. Lo Scooter Run Offroad 2026 è un evento che richiama lo spirito dei rally raid: niente frecce, niente percorso segnato. Solo una traccia GPX consegnata al mattino, durante il briefing prima della partenza. Ma qui, al posto delle maxi enduro, ci sono i buoni e vecchi scooter due tempi degli anni ’90: Malaguti Crosser, Piaggio Typhoon, NTT, Stalker, MBK Booster… Ho scoperto questo evento quasi per caso grazie a un socio del mio scooter club, Malati di Miscela SC, attivo da cinque anni e di cui sono presidente e fondatore. Quando ho visto la locandina ho pensato subito una cosa: devo esserci.

Scooter Run Offroad 2026

Da qualche mese, senza nemmeno sapere che questo evento esistesse, mi allenavo nei boschi intorno a casa con la mia Lambretta. Immaginavo un rally raid “alla portata di tutti”, magari proprio con gli scooter. Ed ecco che tutto si incastra. Come insegna il Buddismo che pratico: quando segui davvero il tuo percorso, le cose trovano il loro posto. Tra un’uscita e l’altra ho lavorato per rendere la mia Lambretta un po’ più adatta allo sterrato. Il problema principale erano i dadi che tendevano a svitarsi, soprattutto quelli dei mozzi ruota. Negli allenamenti ho macinato chilometri su terreni di ogni tipo, spesso zuppi per la pioggia degli ultimi mesi. Una settimana prima dell’evento faccio una simulazione da 70 km: tutto perfetto. Nessun problema. Mi sento pronto. Carico tutto sul mio vecchio van e parto per Usigliano, un paese dove mi sento subito a casa. Piccolo, autentico, molto simile al mio. Porto con me tutto l’essenziale per affrontare l’imprevisto: attrezzi, barrette, candele, spray riparagomme, acciaio liquido, fascette, nastro americano, camera d’aria di scorta, una cinghia per eventuale traino, olio per i rabbocchi, power bank e un piccolo compressore. Un po’ sulla Lambretta, un po’ nel marsupio Acerbis legato in vita. Fondamentale il porta-smartphone richiesto dall’organizzazione, fissato al manubrio. Sul nastro carta da carrozziere attaccato al manubrio mi segno anche qualche nota di navigazione, in puro stile vecchia scuola. Ore 9 circa. Sono tra i primi a partire. La Lambretta si accende al primo colpo. Collego lo smartphone al power bank, avvio OsmAnd… e si parte.

Dopo i primi chilometri guidati dagli organizzatori dello Scooter Run Offroad 2026 restiamo soli con la traccia. All’inizio tutto scorre liscio. Poi sbaglio strada: l’app mi manda altrove. Per fortuna incrocio FoxBoy, l’organizzatore, sul carro scopa, che riporta me e un’altra “pecorella smarrita” sulla via giusta. Da lì in poi decido di puntare sulla costanza: ritmo tranquillo, per preservare forze e mezzo. La prima corta e il tiro del mio vecchio Ghisone 150 — più cuore che cavalli — mi permettono di salire quasi ovunque. Carburatore Scootopia 20, filtro a rete BGM, marmitta Big Box BGM. Un motore semplice, ma affidabile. Nel fuoristrada il cuore conta più dei cavalli. E quello non mi è mai mancato. Le tre gomme tassellate Duro, insieme al mono posteriore Oko e agli ammortizzatori anteriori BGM regolabili, fanno il loro sporco lavoro. Il vero limite resta la luce a terra della Lambretta. Nelle pietraie, nel fango profondo o nei guadi la situazione si complica: sotto struscia, si incaglia, a volte si spegne nell’acqua. Bisogna sempre cercare la linea più pulita. A volte in piedi sulle pedane. A volte a spingere nel fiume, perché la Lambrenduro nell’acqua alta si spegne. Ma dopo e’ sempre ripartita. Una volta, nel bosco, con fango fino alle ginocchia, l’ho tirata fuori da solo aggrappandomi alla forcella e usando tutto il peso del corpo. Ma con caparbietà, un pizzico di esperienza e l’aiuto dei compagni si riparte sempre. Perché l’enduro è anche questo: fratellanza. Ed è proprio questo che amo. Tra i momenti più epici ci sono le salite fangose. Una lunghissima, dove prima dell’attacco sono anche caduto: pozza di fango, erba bagnata, pinzata d’anteriore, chiusura di sterzo… e si assaggia la cara vecchia madre terra. Un’altra salita, più corta ma ripidissima, con un albero caduto e un tronco proprio nel punto dove si poteva passare. Poi il passaggio al Teatro del Silenzio, le gigantesche pale eoliche viste da sotto. E infine uno di quei momenti che restano. In mezzo al fango mi supera una KTM 990 Adventure. Il pilota si gira verso di me e dice: “Complimenti, sei un grande!” Piccole, grandi soddisfazioni.

Scooter Run Offroad 2026

Quando iniziano le classiche strade bianche toscane guardo il contachilometri: manca poco. Apro un po’ il gas. Capisco che posso farcela. Ripenso a chi diceva: “Ma sei sicuro che la Lambretta ce la fa?” Mi torna in mente Fabrizio Meoni, che alla Dakar parlava alla sua moto. E allora lo faccio anch’io. Dentro il casco: “Forza Lammy… non mollarmi ora.”

E poi penso a mio papà. Meccanico, motorista, appassionato vero. Nei momenti di difficoltà, quando mi trovo da solo in mezzo ai boschi a fare una riparazione, è come se lui guidasse la mia mano. Ogni bullone serrato, ogni problema risolto porta con sé anche la sua esperienza. La Lambrenduro è l’ultimo mezzo che abbiamo preso insieme. È giusto che continui a correre anche per lui. A cinque chilometri dall’arrivo entra la riserva. Ho tirato un po’ troppo sugli stradoni polverosi. Ma ormai è fatta. Ore 14 circa. Arrivo al traguardo con addosso un bel po’ di fango. Io e la Lambretta facciamo a gara a chi ne ha di più… ma ha decisamente vinto lei. Cinque ore intense. Cinque ore meravigliose. Scooter Run Offroad 2026: missione compiuta.Con la Lambrenduro — unica Lambretta e unico scooter d’epoca al via e al traguardo, con deroga per la cilindrata — abbiamo comunque scritto un piccolo pezzo di storia. Una piccola avventura off road che dimostra come lo spirito dei rally raid possa vivere anche lontano dai grandi deserti: tra i boschi toscani, con uno scooter, una traccia GPX e tanta voglia di mettersi in gioco.”

 

Un grazie sincero a tutto lo staff per l’organizzazione impeccabile e anche per l’attenzione verso la mia dieta vegetariana, sia a pranzo che a cena.

Un gesto che ho davvero apprezzato. GiuliONE

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